Cronache dal Paddock: ancora un viaggio con Roberto Silvestri, questa volta a Riola Sardo, sotto alle tende Ducati Corse.
Riola Sardo non è una pista come le altre. È sabbia vera, profonda, tecnica. Una di quelle che non perdonano: ogni errore si paga, ogni giro consuma energie. È diventata ormai un appuntamento fisso del mondiale MXGP e anche quest’anno ha confermato la sua natura: massacrante per i piloti, selettiva per le moto.
Il weekend ha offerto condizioni ideali. Sabato caldo, quasi estivo. Domenica più fresca, perfetta per correre. La pista, in entrambi i giorni, si è presentata nel suo stato migliore: scavata, segnata, ma sempre leggibile per chi sa interpretarla.
Per queste “Cronache dal Paddock” ho scelto di concentrarmi sul box Ducati, dove le Desmo 450 per la MXGP – al secondo anno nel mondiale – e la nuova Desmo 250 per la MX2 sono protagoniste di una fase cruciale del progetto. La giornata inizia con il briefing del team: tecnici, meccanici e piloti si raccolgono per definire strategia e priorità. Poco dopo, l’attenzione si sposta su Ferruccio Zanchi, al rientro dopo mesi di stop. Accanto a lui il preparatore atletico Giuseppe Chiodi, con cui scambio qualche parola.
Mi racconta che Zanchi ha mantenuto una preparazione impeccabile: “non ha perso un grammo” dice. Il dubbio principale riguardava la mano, dopo la frattura al metacarpo, ma ora è recuperata. Quello che inevitabilmente manca è il ritmo gara. Le aspettative restano misurate: stare bene, dimostrare il livello raggiunto senza pressione. La condizione fisica è al massimo possibile di oggi, ma con molto margine di crescita.
Nel box il lavoro è continuo. Vlaanderen si scalda sulla cyclette prima del warm-up, mentre i tecnici intervengono sulle Desmo 450 di Bonacorsi, Seewer e dello stesso Vlaanderen. Su una pista come Riola ogni dettaglio diventa determinante: sospensioni, distribuzione dei pesi, risposta del motore. Si passa quindi ai controlli più precisi, come la verifica del sag, prima sulla moto di Seewer e poi su quella di Bonacorsi. Operazioni apparentemente minori, ma decisive per trovare il giusto equilibrio su una sabbia che cambia a ogni passaggio.
Andrea Bonacorsi, rientrato dopo l’infortunio in Argentina, mi regala un bel ritratto prima di entrare in pista. Dall’ufficio stampa Ducati, Lorenzo Resta mi racconta un dettaglio curioso: viaggia sempre con la sua cagnolina Stella, un Husky che compare anche come simbolo sul casco.
I piloti iniziano quindi a muoversi verso il tracciato. Seewer si avvia accompagnato dal meccanico, mentre dietro la pit lane i muletti sono pronti per eventuali interventi rapidi. Durante le prove libere, Vlaanderen rientra per modifiche all’assetto: qui si lavora per continui aggiustamenti, cercando il compromesso ideale su una pista che si trasforma giro dopo giro.
Zanchi osserva la pista dalla pit lane, poi rientra per cercare il tempo. A fine sessione, il confronto con il preparatore tecnico è immediato: si analizzano sensazioni, si individuano margini. Subito dopo, i tecnici scaricano i dati dalla Desmo 250, trasformando le impressioni in numeri.
Il lavoro nel box non si ferma: si continua a intervenire anche sulla Desmo 450 di Seewer, alla ricerca della miglior configurazione possibile.
In pista, intanto, la sabbia di Riola fa la differenza. Solchi profondi, traiettorie instabili, una superficie che richiede precisione e resistenza. Non è una gara spettacolare nel senso più immediato, ma è una delle più dure del mondiale.
I risultati raccontano una giornata complessa, ma coerente con una fase di sviluppo:
MXGP
Vlaanderen dodicesimo assoluto
Bonacorsi ventiquattresimo
Seewer venticinquesimo
MX2
Zanchi diciottesimo al rientro
Numeri che vanno letti nel contesto: moto al debutto, piloti in fase di rientro o adattamento, una delle piste più impegnative del calendario.
Uscendo dal paddock Ducati resta una sensazione chiara: il progetto è ancora in costruzione, ma la direzione è definita. Metodo, attenzione al dettaglio e lavoro costante sono la base su cui crescere. E su una pista come Riola, che non nasconde nulla, è già un segnale importante.







