Dietro il cancelletto: il Gran Premio visto da vicino – di Roberto Silvestri
Sotto il sole di Montevarchi, tra meccanici al lavoro, giubbotti refrigeranti e tensione sulla griglia, il racconto dei momenti che precedono la gara.
Il pubblico vede la partenza, i sorpassi, i salti e la bandiera a scacchi. Ma un Gran Premio del Mondiale Motocross comincia molto prima.
A Montevarchi, sotto un sole implacabile e temperature che hanno messo a dura prova piloti e team, il lavoro nei paddock è iniziato ore prima della prima manche. Tra i camion delle squadre ufficiali si respira un’atmosfera particolare: niente è lasciato al caso e ogni dettaglio viene controllato fino all’ultimo minuto.
Nel box KTM Factory Racing i meccanici lavorano sulle moto dei fratelli Coenen, protagonisti assoluti di questa stagione. Poco distante, nel reparto Triumph, si preparano le moto di Camden McLellan e Guillem Farrés, due dei piloti che stanno portando il marchio britannico ai vertici della MX2. Mani sporche, chiavi dinamometriche, controlli continui: gesti ripetuti centinaia di volte che fanno parte della routine di un mondiale.
Il caldo è uno degli avversari più difficili da affrontare. Molti piloti attendono il momento della partenza indossando giubbotti refrigeranti nel tentativo di mantenere più bassa possibile la temperatura corporea. Andrea Adamo, Simon Längenfelder e molti altri trascorrono così gli ultimi minuti prima di raggiungere la griglia.
Quando arriva il momento di lasciare i paddock, la tensione diventa evidente. I piloti osservano il terreno davanti al proprio cancelletto, controllano le traiettorie e studiano ogni minimo particolare. Qualcuno verifica la consistenza del fondo con la mano, qualcun altro rimane immobile a fissare il rettilineo della partenza.
Anche le moto continuano a essere seguite fino all’ultimo istante. Nel box Honda HRC, ad esempio, Jeffrey Herlings effettua il giro di ricognizione con una moto diversa da quella che troverà poi sul cancelletto. Mentre l’olandese completa le ultime verifiche sul tracciato, il team prepara la moto destinata alla gara e la mantiene pronta fino al momento di accompagnarla sulla griglia. Un dettaglio che racconta bene il livello di organizzazione e attenzione presente nel paddock del mondiale.
In mezzo a tutto questo si muove un altro esercito silenzioso: fotografi, operatori video, tecnici e addetti ai lavori. Cercano l’inquadratura giusta, il gesto che racconta una storia, il dettaglio che spesso sfugge a chi guarda la gara da lontano.
Poi il cancelletto cade.
In un attimo la concentrazione lascia spazio all’azione. Le KTM dei fratelli Coenen, la Honda di Herlings, la Yamaha di Renaux, le Triumph di Farrés e McLellan diventano protagoniste di uno spettacolo fatto di velocità, traiettorie e salti spettacolari.
A fine giornata le classifiche diranno che Jeffrey Herlings ha conquistato il Gran Premio della MXGP e che Sacha Coenen ha dominato la MX2. Ma passeggiando tra i paddock e vivendo da vicino i minuti che precedono la partenza si capisce che il mondiale non è fatto soltanto dai piloti. È il risultato del lavoro di decine di persone che, lontano dai riflettori, contribuiscono a costruire ogni singolo risultato.
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