Cronache dal Paddock: ancora un viaggio con Roberto Silvestri, questa volta dietro al cancello di partenza di Pietramurata per “rubare” gli ultimi momenti prima del via, quello che puoi percepire solo a pochi passi dai protagonisti della MXGP.
Ci sono momenti, nel motocross, in cui tutto sembra trattenere il respiro. Non sono ancora gara, ma non sono più attesa. Sono quegli istanti davanti al cancelletto, quando il rumore delle moto è già nell’aria, i meccanici si muovono rapidi, i piloti cercano la propria concentrazione e ogni gesto, anche il più piccolo, può avere un senso.
Al Gran Premio del Trentino, a Pietramurata, la partenza è stata uno spettacolo dentro lo spettacolo. Vista da fuori dura pochi secondi: il cancelletto cade, le moto scattano, la polvere si alza e tutto si decide nei primi metri. Vista da vicino, invece, comincia molto prima.
Comincia quando i piloti scelgono il punto migliore dove schierarsi. Quando il team solleva una moto per non sporcare le ruote. Quando qualcuno pulisce con cura il terreno sotto il cancelletto. Quando un pilota ascolta musica per isolarsi, un altro riceve le ultime istruzioni, un altro ancora resta immobile, con lo sguardo basso, chiuso nella propria tensione. È una sequenza fatta di dettagli. Piccoli rituali personali e gesti tecnici ripetuti con precisione. Niente è davvero casuale.
In MXGP gli atteggiamenti sono diversissimi. Lucas Coenen si prepara con la sua solita intensità: cuffiette, musica, concentrazione, poi la moto portata al cancelletto con attenzione quasi chirurgica. Alberto Forato, pochi istanti prima del via, sembra raccogliersi in sè stesso. Andrea Bonacorsi ascolta le ultime indicazioni del team. Mattia Guadagnini è già in sella, maschera in mano, pronto a entrare nella sua bolla.
Ruben Fernandez resta composto sulla Honda HRC ufficiale, mentre Jeffrey Herlings appare quasi sereno: ha già vinto la prima manche e sembra avere quella calma particolare dei grandi campioni, più controllo che rilassatezza. Tim Gajser, invece, alterna gesti pratici e concentrazione assoluta: una bustina di gel prima della seconda manche, poi il casco abbassato e lo sguardo fisso verso il via.
C’è anche Antonio Cairoli, nove volte campione del mondo, oggi figura centrale nel progetto Ducati. La sua presenza, ai microfoni di MXGP.TV, aggiunge un altro livello al racconto: la partenza non è solo il momento dei piloti in gara, ma anche il punto in cui si concentrano esperienza, tecnica, strategia e lavoro di squadra.
Poi arrivano i cartelli. Manca un minuto. Poi quindici secondi. Poi cinque. Il tempo si accorcia, i corpi cambiano posizione, le teste scendono verso il manubrio. In quell’istante si leggono chiaramente i diversi stili di partenza: c’è chi carica di più l’anteriore, chi sposta il busto oltre il manubrio, chi resta più raccolto, chi sembra già proiettato verso la prima curva.
Quando il cancelletto cade, tutto quello che era attesa diventa azione. Coenen e Febvre, con la testa oltre il manubrio, cercano trazione e reattività nei primi metri. Dopo pochi istanti Lucas Coenen è già davanti, lanciato verso un’altra partenza fulminea.
In MX2 la tensione è diversa, ma non meno forte. È forse più giovane, più visibile, più nervosa. Simon Längenfelder sceglie il cancelletto migliore e sarà il primo a schierarsi. Sacha Coenen ascolta i consigli del fratello maggiore Lucas: un momento quasi familiare, dentro un ambiente dove ogni parola pesa. Valerio Lata studia gli ultimi dettagli della pista con la leggenda Jacky Vimond Liam Everts riceve le ultime indicazioni. Karlis Alberts Reišulis prende un’ultima busta di gel energetico.
E poi ci sono Braceras e Farres, che riescono persino a scherzare quando ormai mancano pochi istanti al via. È uno dei contrasti più belli della griglia: da una parte la pressione assoluta, dall’altra la capacità di alleggerire l’attesa proprio nel momento più teso.
La partenza, vista così, non è soltanto uno scatto. È una somma di caratteri. C’è chi si isola, chi parla, chi ascolta, chi si muove, chi resta immobile. C’è chi cerca energia nella musica, chi nel contatto con il team, chi nel silenzio, chi in un gesto ripetuto.
Poi il cancelletto cade. La polvere cancella tutto. La fila ordinata diventa gara, i corpi si abbassano, le moto si allungano verso la prima curva. Per qualche secondo sembrano tutti ancora perfettamente allineati, poi la pista comincia a scegliere.
E quando il gruppo è già lontano, resta solo ciò che il pubblico guarda raramente: gli start block da recuperare, il terreno segnato, il cancelletto vuoto. È il dopo di un momento che è durato pochissimo, ma che ha contenuto tutto: tensione, tecnica, paura, istinto e concentrazione.
Perché nel motocross la gara non comincia quando il cancelletto cade. Comincia prima, negli istanti in cui ogni pilota trova il proprio modo di aspettare il via.
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