Ken Roczen secondo alle spalle di Eli Tomac, Jason Anderson quinto dietro a Jorge Prado e Hunter Lawrence. E’ il bottino conquistato da Suzuki alla prima prova del Supercross 2026 all’Angel Stadium di Anaheim.

Le moto storicamente gialle del panorama internazionale del Motocross, sono le stesse da diversi anni. L’ultima volta che la RM-Z 450 è stata aggiornata, correva l’anno 2018 e da lì in poi nessuna evoluzione: niente avviamento elettrico, niente frizione idraulica, ormai presenti su tutte le moto da cross moderne. Suzuki è sempre stata conosciuta come una moto ciclisticamente fantastica, intuitiva e facile da guidare, i motori delle moto di Hamamatsu sono sempre stati ai vertici della categoria e, nonostante non fosse mai stata una regina del mercato, le RM andavano molto bene.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante moto da cross e il seguente testo "MONGTER Insta36 មំ O Insta360 II PROGRESSV PROGRESSIVE SUZUKI နကခွ ትህበ FENIIIA RENTHA RENTH"

La domanda nasce spontanea: com’è possibile che con una moto “vecchia” di 8 anni si possa vincere il titolo WSX 2025 con Jason Anderson dopo poche settimane di adattamento e, che si possa stare incollato ad una KTM Factory e giocarsi la vittoria come ha fatto Ken Roczen? Merito dei piloti che le guidano? Certamente, ma a questi livelli tutti danno gas e non basta!

Lasciamo stare la goliardia e le patch sui pantaloni “kickstart” che Roczen ha più volte sfoggiato e ragioniamo con lucidità per dare una spiegazione:

  • I motori che usano Roczen ed Anderson sono curati e messi a punto nel migliore di modi. Ok ma anche quelli degli altri.
  • Le sospensioni che Roczen ed Anderson usano sono tarate perfettamente. Ok ma anche quelle degli altri.
  • Le centraline montate sulle moto di Roczen ed Anderson forniscono l’erogazione desiderata dai piloti. Ok ma anche le altre.

Il regolamento AMA vieta la partecipazione di prototipi (le moto factory della MXGP ad esempio), poiché alcuni particolari devono corrispondere a quelli della moto in commercio, come telaio, forcellone, cilindro, testa e carter motore, che devono essere omologati, prodotti e venduti, quindi le moto, tranne per sospensioni, elettronica e particolari del motore, sono vicine alle moto di serie.

Dal 2018, ogni volta che viene presentata una moto nuova, si dice che vada meglio della precedente, che il canotto dello sterzo è stato aperto di mezzo grado, quando nella versione precedente era stato chiuso, che le pedane sono più larghe, che il forcellone è stato riallungato di mezzo centimetro, che le leve sono di disegno differente, che la sella è più dura, che le plastiche sono state totalmente cambiate, che le pinze dei freni sono di nuovo a doppio pistoncino, che le forcelle sono a olio e non più ad aria ecc ecc ecc.
Ma se all’inizio del 2026, si può andare a vicini alla vittoria nel Supercross con una moto del 2018, vuoi vedere che tutte queste modifiche, gira e volta, non producono miglioramenti così evidenti ed il fatto che dopo due e tre anni si ritorni alla configurazione precedente, indica che siamo entrati in una fase di stallo che non porta oggettivi cambiamenti sulle moto, già incredibilmente performanti?
Qualche dubbio ci viene se pensiamo che su alcune moto, da un anno all’altro, vengono cambiate solo le grafiche degli adesivi sui convogliatori…

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